Open day 2019

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Scegliere i giochi

E’ da poco passato il Natale e sicuramente nelle case di ogni famiglia con bambini piccoli saranno arrivati giocattoli di ogni tipo, magari anche piuttosto costosi. Spesso però accade un fatto strano: ci stupiamo nel vedere che i bambini siano più interessati e giochino più volentieri con l’incarto del regalo e con il nastro che lo decorava, piuttosto che con il gioco stesso. Inoltre notiamo che dopo pochi giorni finisce la curiosità per la “novità” e i bambini preferiscono giocare con pentole, cucchiai di legno, scatole di ogni forma e dimensione, pennarelli e pastelli, oggetti di uso quotidiano.

Perché questo?

I bambini, soprattutto nella fascia 0-3, utilizzano il gioco per apprendere delle cose sulla realtà che li circonda e per costruire sé stessi coinvolgendo tutti e cinque i sensi. Attraverso gli oggetti con cui giocano ogni giorno imparano a sviluppare delle strategie, acquisiscono competenze e capacità. Quindi è importante che i bambini giochino con oggetti di materiali che offrano loro sensazioni stimolanti ed arricchenti. Il giocattolo di plastica, ad esempio, è colorato  alla vista, ma freddo al tatto; suona, ha luci colorate e poco più. Giocando invece con la carta, il legno o la stoffa, i sensi vengono fortemente stimolati e sono molte di più le informazioni che arrivano al bambino. Stropicciare la carta produce un certo rumore, rompere del cartone un altro, il cucchiaio di legno che sbatte sul pavimento una altro ancora; a livello tattile questi materiali hanno texture differenti, ma anche diversi pesi e spessori e diversi sono anche i loro odori. Inoltre il bambino li può combinare insieme per creare infinite possibilità di gioco.

Quali i giochi da privilegiare?

Giochi in legno, stoffa, metallo o altro materiale povero; cucine in miniatura da allestire con utensili e pentolame vero, piccole scope, straccetti o spolverini per giocare a “far finta di…”; stoffe di vari colori e consistenze (velluto, lana, cotone, pile,…) da poter usare ad esempio per travestirsi; puzzle di legno e cartone da selezionare in base all’età del bambino e costruzioni di vario tipo per favorire la motricità fine e la coordinazione oculo-manuale; materiali per attività grafico-pittoriche e di manipolazione (tempere, pennarelli, pastelli, colori a dita, pongo fatto in casa,…); libri a volontà scelti in base all’età; utensili per il giardinaggio (piccole carriole, zappe, rastrelli, annaffiatoi, ma anche piccoli vasetti in cui piantare fiori o erbe aromatiche); giochi di società per i bambini più grandi.

Scegliamo di regalare quindi giochi che stimolino la fantasia e l’immaginazione, la naturale curiosità e voglia di esplorazione del bambino, il gioco di finzione e le relazioni tra pari o tra bambini ed adulti. Sarebbero soldi ben spesi ed un ottimo investimento per lo sviluppo del bambino.

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I BAMBINI E LA LETTURA 2

La domanda che spesso si fanno i genitori quando vogliono comprare dei libri ai propri figli è: “quale tipo di libro scelgo?”. Di sicuro la scelta dipende dall’età del bambino. Vediamo nel dettaglio quali sono le tipologie di libri consigliate suddivise per fasce d’età:

  • a 0-6 mesi i bambini amano sentire la voce umana che parla e racconta, il contatto visivo e fisico, la mimica gestuale e manuale. E’ consigliabile pertanto leggere ninne nanne da sussurrare prima di dormire, raccolte di filastrocche, tiritere e scioglilingua che possono accompagnare i quotidiani gesti di tenerezza (per addormentare, per giocare, per intrattenere durante il cambio,…), racconti brevi con massaggio, sorrisi, mimica gestuale, vocalizzi, giochi con le parti del corpo;
  • a 6-12 mesi i bambini iniziano a capire come “funziona” un libro, lo afferrano e lo portano alla bocca per esplorarlo, sono attratti da foto ed immagini con colori vivaci. I libri devono quindi essere di piccola dimensione, resistenti e maneggevoli. Le figure preferite sono i volti, animali ed oggetti di uso quotidiano. Scegliamo libri con frasi brevi, o semplicemente con il nome dell’oggetto raffigurato;
  • a 12/24 mesi i bambini acquisiscono a poco a poco familiarità con il libro fino a saperlo maneggiare in modo corretto, fanno i primi tentativi di ripetere parole e frasi brevi, nominano gli oggetti raffigurati e li indicano con il dito. I libri migliori sono quelli che narrano storie molto semplici e che trattano di esperienze quotidiane dei bambini. I protagonisti possono essere bambini o animali antropomorfizzati. Utili anche i libri con i buchi, con alette o parti mobili che invitano alla stimolazione tattile ed alla formulazione di ipotesi;
  • a 24/36 mesi i bambini sanno maneggiare con sicurezza il libro, ascoltano attentamente la lettura dell’adulto, ripetono con ordine storie brevi che hanno sentito più volte e pretendono che l’adulto rilegga spesso una storia a loro gradita. Sono attratti dai libri che narrano la quotidianità e da storie che trattano di sentimenti (paura, gelosia, amicizia,…), amano le fiabe, soprattutto quelle in cui la stessa azione viene ripetuta più volte e i libri con i testi in rima.

E’ importante, inoltre, che fino ai 3 anni i libri scelti siano cartonati robusti, con sfondo bianco o comunque molto chiaro in modo tale da rendere ben visibili figure dai colori vivaci.

Dopo aver letto queste indicazioni affrettatevi ad andare in libreria a comprare un libro per i vostri bimbi: è un acquisto più economico ed istruttivo di tanti giochi moderni che vi regalerà momenti preziosi da trascorrere in compagnia dei vostri figli.

 

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I bambini e la lettura

E’ possibile avvicinare i bambini ai libri sin da piccolissimi? Certo che sì. I libri e la lettura proposti in modi e dosi giuste, possono diventare sin dalla più tenera età preziosi alleati per la crescita dei bambini. Forse non tutti sanno che:

  • i primi 2 anni di vita del bambino sono fondamentali per il suo sviluppo : più parole ascolta, più ne impara!
  • un bambino abituato a leggere almeno 4 volte a settimana, a 5 anni avrà un lessico del 50% più ampio rispetto ad un bambino non abituato a leggere
  • arrivato a scuola il bambino non abituato alla lettura avrà un ritardo medio nel linguaggio di 6/12 mesi rispetto ad un pari età abituato alla lettura
  • leggere rafforza il legame con i genitori (soprattutto con quello che legge) e favorisce la discussione tra genitore e bambino sulle emozioni, facilitandone la comprensione
  • gli effetti della stimolazione della lettura fino ai 24 mesi rimarranno evidenti fino ai 17/18 anni.

Perché leggere ai bambini? Perché leggere ad alta voce crea l’abitudine all’ascolto, aumenta i tempi di attenzione, accresce il desiderio di imparare a leggere, calma, rassicura, consola ed è un’esperienza piacevole per l’adulto ed il bambino.

In che modo? Scegliendo un luogo confortevole dove sedersi tenendo in braccio il bambino, recitando o cantando filastrocche del suo libro preferito, cercando di eliminare fonti di distrazione (televisione, radio, telefono,…), tenendo in mano il libro in modo tale che il bambino riesca a vedere chiaramente le pagine, facendogli indicare le figure, parlando delle figure e ripetendo le parole di uso comune, creando le voci dei personaggi ed usando la mimica per raccontare la storia, variando il ritmo della lettura (più lento o più veloce), facendogli domande (cosa pensi che succederà adesso?), lasciando scegliere a lui il libro da leggere, rileggendo i suoi libri preferiti anche se lo chiede spesso.

Quando leggere? Bisognerebbe cercare di riservare alla lettura un momento particolare della giornata (prima della nanna, dopo i pasti,…) prediligendo quelli durante i quali genitore e bambino sono più tranquilli. Se il bambino durante la lettura si agita o è inquieto non insistere.

E per finire teniamo ben presente che:

  • se i genitori amano la lettura il bambino lo capirà e l’amerà anche lui
  • bisogna mettere a disposizione dei bambini quanti più libri possibile
  • sarebbe consigliabile portare spesso i bambini in biblioteca o in libreria
  • leggere assieme ai bambini li aiuta a crescere come persone
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L’inserimento

E’ passato poco più di un mese dall’apertura del nostro nido. Anche quest’anno abbiamo accolto all’interno della nostra struttura diversi bimbi “nuovi” con le loro famiglie. Sì, “con le loro famiglie”, perché accogliere e poi inserire un bambino in un nido vuol dire anche affrontare questo passaggio con la sua mamma ed il suo papà. Anzi, prima di affrontare l’inserimento vero e proprio del bambino, bisogna saper accogliere i genitori, le loro ansie, le preoccupazioni, le paure che anche solo inconsciamente attraversano la loro mente e li portano a farsi le fatidiche domande: “Avrò fatto la scelta giusta?”, “Ma piangerà? E quanto?”, “Starà bene al nido senza di noi?”. E’ normale e lecito, infatti, che una famiglia possa nutrire delle perplessità di questo tipo. L’inserimento al nido è un evento eccezionale non solo per il bambino, ma anche per i genitori che affidano la loro creatura alle cure delle educatrici che il più delle volte non conoscono e in un ambiente sconosciuto. Per questo riteniamo che sia di fondamentale importanza organizzare ogni anno con i genitori una riunione in cui si presenta il personale, si spiega la routine quotidiana, le diverse attività che i bambini svolgono al nido, che cosa sia l’inserimento e perché necessiti di gradualità, le modalità ed i tempi soggettivi con cui si intende organizzarlo. Inoltre viene data loro la possibilità di vedere direttamente gli spazi accoglienti del nido, dove tutto è a misura di bambino. Possiamo dire che l’inserimento, in realtà, ha inizio proprio con questa riunione perché è in questa occasione che si inizia a prendere confidenza con l’ambiente e si gettano le basi per intraprendere una relazione famiglia-educatrici basata sulla fiducia reciproca. Poter condividere, inoltre, questo tipo di esperienza con genitori che l’hanno già vissuta e superata potrebbe essere di valido aiuto per non sentirsi soli. Pertanto quest’anno abbiamo proposto ai genitori dei nostri bambini un’attività semplice, ma preziosa. Lasciando a disposizione  foglietti, pennarelli e biro, abbiamo chiesto a chi se la sentisse (genitori “vecchi” e “nuovi”) di scrivere il proprio vissuto (attuale o già passato)sul delicato periodo dell’inserimento. Il risultato è stato per noi molto significativo poiché nei biglietti scritti ed incollati sul cartellone abbiamo letto la fatica nell’affrontare il primo vero distacco dal proprio bambino, ma anche la piena soddisfazione nel vedere che dopo le difficoltà iniziali i propri figli sono più sereni e passo dopo passo affrontano assieme ai compagni ed alle educatrici il loro percorso di crescita e sviluppo. Perché “insieme è più bello”!

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Calendario a.s. 2018-2019

Di seguito il link da cui poter scaricare il calendario scolastico per l’anno 2018-2019

Calendario scolastico 2018-2019 nido

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Il gioco II

Abbiamo accennato in precedenza all’importanza della condivisione da parte dei genitori di attività di gioco assieme ai propri bambini. La “guida” da parte di un adulto o di un coetaneo più competente durante il gioco del bambino è di fondamentale importanza per promuovere il suo sviluppo. Lev S. Vjgotskij sosteneva che il gioco costituisce la principale fonte di sviluppo del bambino. Questi, infatti, nel gioco soddisfa determinate esigenze ed impulsi che cambiano con il progredire dell’età. Il ruolo dell’adulto durante questi passaggi sarebbe di fondamentale importanza. Con il concetto di Zona Prossimale di Sviluppo Vygotskij sostiene che l’apprendimento avviene con l’aiuto degli altri e l’altro più “competente” può lavorare sulla zona attuale di sviluppo del bambino, tendendo verso quella prossima, potenziale. In altre parole, si definisce Zona Prossimale di Sviluppo la distanza tra il livello di sviluppo effettivo di un bambino e quello potenziale cioè quanto il bambino può apprendere con l’aiuto di una guida. Supportato da un adulto, ma anche da un coetaneo più competente che gli mostra come si fa qualcosa, un bambino è in grado di avere una prestazione migliore rispetto a quella che avrebbe agendo da solo. Nel momento in cui il bambino fa da solo ciò che in precedenza faceva con l’aiuto di altri, significa che un’attività o una competenza sono state interiorizzate. Si utilizza il termine scaffolding (dall’inglese “impalcatura” o “ponteggio”) proprio per indicare il sostegno che una persona competente può offrire ad un’altra per aiutarla ad implementare nozioni ed abilità (Wood, Bruner, & Ross, 1976).

Quando un genitore gioca con il proprio bambino di circa 18 mesi ad esempio con le costruzioni, e gli fa vedere che mettendo un mattoncino sopra l’altro
si può costruire una torre, non fa qualcosa di banale, ma di importante per il suo sviluppo e apprendimento. Le proposte di un adulto devono però ovviamente essere commisurate all’età del bambino per non generare frustrazione qualora fossero troppo complicate per lui, ma nemmeno abbassamento dell’autostima qualora fossero inferiori al suo livello di sviluppo.

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Domenica 27 Maggio festeggiamo il nostro primo decennale assieme alle famiglie dei bimbi che in questi anni hanno frequentato il nido.

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Il gioco

Sentiamo spesso dire che “il lavoro principale dei bambini è quello di giocare”. Questa affermazione corrisponde al vero. Infatti l’attività che impegna i bambini per la maggior parte del loro tempo è proprio quella del gioco sotto tutte le sue forme. Giocando i bambini imparano a conoscere il mondo attorno a loro e acquisiscono delle abilità che favoriscono il loro sviluppo fisico e mentale. Vediamo a grandi linee come si sviluppa il gioco durante i primi anni di vita:

  • durante il primo anno di vita, grazie al gioco, i bambini esplorano il mondo circostante e acquisiscono consapevolezza di sé stessi. Utilizzando tutti e cinque i sensi, infatti, i bambini imparano a conoscere il proprio corpo e percepiscono la propria capacità di interagire con gli oggetti e con gli adulti che ruotano attorno a lui. Durante i primi mesi di vita, il gioco che preferiscono è quello caratterizzato dalle interazioni faccia a faccia con l’adulto (ad esempio scambio di sguardi e di sorrisi), mentre successivamente l’attenzione si sposta sugli oggetti;
  • intorno ai due anni il bambino essendo in grado di muoversi nell’ambiente circostante con un più alto livello di autonomia, è più attivo nel promuovere i giochi con gli altri. In questo periodo fa la sua comparsa il gioco simbolico ossia il giocare “a far finta di…” ;
  • tra i tre e i cinque anni il bambino acquisisce nuove capacità cognitive e sociali che gli permettono di utilizzare la fantasia nei suoi giochi e di condividerla con altri bambini. Nasce il gioco “socio-drammatico” ossia una sorta di recita in cui i bambini stabiliscono ruoli e regole.

E’ importante inoltre sia che i bambini giochino da soli, sia che condividano delle attività di gioco con mamma e papà, perché giocare assieme ai propri figli contribuisce al rafforzamento del legame affettivo genitori-bambino. Non pensiamo dunque che il giocare con i propri bambini sia tempo perso, bensì una preziosa occasione per trascorrere assieme del tempo di qualità godendo piacevolmente della presenza dell’altro.

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Il bambino e la natura

La natura e gli spazi esterni sono luoghi privilegiati per lo sviluppo del bambino in tutte le sue dimensioni: a livello affettivo, motorio, relazionale, per lo sviluppo e l’affinamento dei 5 sensi, della sua creatività e manualità. Stando a contatto con la natura il bambino ha la possibilità di arricchire il proprio bagaglio di esperienze, ognuna delle quali gli insegna qualcosa.

Ad esempio:

  • Attraverso il RAPPORTO con gli ANIMALI: si sperimentano sensazioni ed emozioni uniche, si impara a prendersi cura degli altri e a relazionarsi con bisogni e necessità diversi dai propri
  • OCCUPANDOSI di PIANTE E FIORI : questi hanno bisogno di cure per poter crescere e dare frutti… questo insegna ad essere responsabili ed educa all’attesa e alla pazienza, contro la logica del “tutto e subito”
  • Correre, saltare, stare in equilibrio, scavalcare radici, nascondersi… all’aperto si possono fare un’infinità di ESPERIENZE MOTORIE! Anche a rischio di farsi male.
  • Infatti quello che spesso gli adulti vedono come un pericolo è invece la garanzia di sicurezza per il bambino, che in una situazione che percepisce come ostile, attua le strategie necessarie per farvi fronte

Gianfranco Zavalloni, maestro di scuola di infanzia, nel suo “Manifesto dei diritti naturali dei bimbi e delle bimbe” sottolinea, tra gli altri, il:

– DIRITTO A SPORCARSI : rotolarsi nell’erba del prato, saltare nelle pozzanghere, giocare con la sabbia…

– DIRITTO ALL’ USO DELLE MANI : “cucinare” una torta di terra, provare a tenere in mano un uovo, far rimbalzare i sassi nell’acqua…

– DIRITTO AL SELVAGGIO : passeggiare nei boschi , costruirsi un rifugio, arrampicarsi sugli alberi…

– DIRITTO ALLE SFUMATURE : ammirare un tramonto, “annusare” il profumo della pioggia…

E’ interessante riflettere su questo: in una società come la nostra, dove i bambini trascorrono la maggior parte del loro tempo in luoghi chiusi, magari davanti alla tv, in ambienti ipercontrollati e sicuri, ad osservare il mondo esterno solo da dietro a una finestra…. di quante esperienza, sensazioni e competenza li stiamo privando?

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